Fino 31 luglio, nel Foyer e nel Ridotto (ingresso libero) saranno esposti diciassette manifesti di grande formato con cui, tra il 1867, data inaugurale, e il 1887, l’allora Regio Teatro Nuovo di Pisa annunciava le opere e i balli delle Stagioni di Carnevale e di Quaresima.
Presentata secondo criteri cronologici, l’esposizione si propone come un itinerario nel gusto popolare e nelle tendenze dell’arte teatrale sul finire dell’’800. Esito di una prima selezione tra i molti manifesti conservati nell’Archivio Storico del Verdi, i diciassette ora in mostra sono anche il primo risultato del rinnovato interesse della Fondazione Teatro di Pisa verso il proprio patrimonio identitario, elemento di memoria collettiva.
Il restauro di questo primo nucleo di affiches è il frutto di un programma pluriennale di interventi promossi dalla Fondazione per valorizzare il proprio Archivio Storico che in Farmigea, azienda farmaceutica internazionale radicata nella tradizione scientifica cittadina, ha il proprio mecenate di riferimento. Eseguito da Claudius Schettino dello studio Philobiblion di Firenze, il progetto è avvenuto con il pieno sostegno della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica di Firenze e con la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Pisa.
Attraverso le sue locandine in stile tipografico o illustrato, dal Guglielmo Tell di Gioachino Rossini, che annuncia nel 1867 la solenne apertura del Regio Teatro Nuovo, fino a quelli del 1887, tra i quali quello con cui si pubblicizza la prima rappresentazione delle Villi di Giacomo Puccini a Pisa – scelta come banco di prova da Ricordi dopo i successi di Milano e di Venezia -, tra trionfi e cadute, il massimo teatro pisano racconta i suoi primi venti anni di storia. Di grandi dimensioni – arrivando alcuni fino a 175 centimetri di altezza – gli affiches consentono di ricostruire in una peculiare prospettiva, attraverso la grafica e i contenuti, il milieu storico-sociale della città di Pisa nell’ultimo quarto dell’800 e il posizionamento del suo teatro nel coté artistico dell’epoca.
Fino al 2024, questi e numerosi altri manifesti di medio e grande formato, sono rimasti per oltre un secolo all’interno di piccole cartelle rigide e polverose, ripiegati in sedicesimi, assieme a molti altri documenti e materiali che compongono l’Archivio Storico del Regio Teatro, dal 2017 dichiarato dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana “di interesse storico particolarmente importante” e sottoposto alla disciplina del decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 perché “costituisce una fonte di grande rilievo per la storia del teatro e della musica lirica a Pisa e in Italia dai primi anni dell’Unità d’Italia agli anni Trenta del Novecento”.
Il nucleo storico (1864-1935) pertiene alla prima fase del Teatro, quando cioè esso fu fondato e gestito dalla Società di azionisti composta da nobili e altoborghesi cittadini. Nel 1935, gravata dai debiti, la Società cede al Comune di Pisa la proprietà del Teatro: da questa data, e per molti decenni, l’Archivio sarà conservato nei locali comunali e non sempre in condizioni ottimali; dopo vari spostamenti e smembramenti, gli anni 80 segnano un ‘ritorno a casa’ e nuove stagioni di alti e bassi in termini di interesse e valorizzazione.
