La Chiesa del Santo Sepolcro sta sulla riva sud dell’Arno, in una piazzetta appartata a poco più di duecento metri dal Ponte di Mezzo: la riconosci dalla cuspide piramidale in laterizio che spunta sopra i tetti del Lungarno Galilei. Quando fu costruita era fuori le mura, nel borgo di Chinzica, il quartiere commerciale che stava crescendo sull’altra sponda del fiume.
L’edificio risulta già esistente nel 1113 e nasce come parte di un complesso destinato agli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, non ai Templari come si legge spesso. I pisani tornati dalla crociata guidata dall’arcivescovo Daiberto volevano un luogo che fosse insieme chiesa, ospedale, albergo e monastero, e che ricordasse Gerusalemme: l’interno riprende il Santo Sepolcro, l’esterno ottagonale la moschea di Omar, che all’epoca si credeva fosse il Tempio di Salomone. Il progetto viene attribuito a Diotisalvi, lo stesso costruttore del Battistero, sulla base di un’iscrizione posta sul campanile, ma l’attribuzione resta discussa.
Dentro, otto pilastri pentagonali in pietra calcarea reggono con archi a sesto acuto un tamburo rialzato e finestrato, chiuso dalla cuspide lasciata a vista. Attorno corre un ambulacro ottagonale, circondato all’esterno da un portico cinquecentesco fino al restauro del 1849, che lo demolì per riportare l’edificio al suo volto medievale. Lo stesso intervento ha riportato alla luce il pavimento originale, che oggi si trova oltre un metro sotto il livello della piazza. Da cercare all’interno: il busto reliquiario di santa Ubaldesca con la sua secchia e la lastra tombale di Maria Mancini, nipote del cardinale Mazzarino.